L’estate sospesa

«Ella mi stava addosso come un profumo buono, un pensiero felice che non volevo – e non potevo – scacciare. Ed era proprio in quegli istanti, seduto sui gradoni di Piazza ‘Rio, con Licia accanto e il futuro davanti a noi come una strada senza mappa, che capivo: era quella la vera ricchezza. Quel momento. Quel noi. Quel respiro sospeso prima di spiccare il volo. […] Nel frattempo, Licia si trasferì a Vigarano Mainarda con la sua famiglia, nella casa che era stata dei suoi nonni. Ricordo ancora il senso di vuoto che mi avvolse, quando se ne andarono, seppure fossimo ancora dei bambini. Sembrava un’ingiustizia. Vigarano Mainarda non era poi così lontana, una manciata di chilometri appena… Eppure, nella mia testa di allora, quella distanza era un oceano. Mi tormentavo immaginandomi di perderla per sempre, di vederla sfumare piano come una fotografia lasciata troppo al sole. E invece – per fortuna – la vita aveva altri piani per noi. Io e Licia non ci perdemmo mai davvero. Come due stelle che, nonostante si muovano su orbite diverse, finiscono sempre per ritrovarsi. […] Una sola certezza: avevamo bisogno di leggerezza. Di ridere fino a star male. Di vivere ogni momento, come se vivessimo fuori dal tempo. Io, intanto, avevo deciso di iniziare questo piccolo diario. Un quaderno dalle pagine ancora intonse, che sembravano chiedermi: “Cosa vuoi lasciare di te a questo mondo?” O forse, semplicemente, volevo lasciare una traccia a me stesso. Per non dimenticare. Oggi è il primo agosto. Ferrara è immersa in un caldo che sembra liquefarla. L’asfalto brucia sotto i piedi, le finestre si aprono solo per far entrare un’aria immobile, densa di umidità. […] Per ora, voglio solo respirare quest’estate. Fino all’ultima, dolcissima goccia.»

30 Maggio 2017