L’incontro con Elena

«“Ha perso l’unica figlia qualche anno fa. Un incidente. Una tragedia che non si dimentica più.” […] “Elena”, sussurrò infine; e quel nome uscì dalle sue labbra con una dolcezza sacra, come se lo stesse sfiorando con le dita, “Una ragazza bellissima… capelli castani, sempre sciolti. Aveva un modo tutto suo di guardarti, come se vedesse una realtà a noi inaccessibile.” […] Io e Licia ci guardammo. E non servì dire nulla. In quell’istante, l’immagine di quella ragazza che ci aveva accolti con quel sorriso triste, quel passo leggero che sembrava non toccare terra, tornò con una forza lancinante. Ricordammo il suo sguardo calmo, le parole gentili, il modo in cui aveva pronunciato il suo nome: Elena. Ci passò addosso come un brivido. […] Aveva il dono di comprendermi al volo, di leggermi in volto quando tornavo a pezzi da casa. Non servivano parole, bastava il suo sguardo. La sua assenza l’ho portata con me per decenni, chiusa in un angolo del cuore, che non avevo mai osato riaprire né condividere con nessuno. Fino a oggi. Fino a questo libro, che è anche un tributo silenzioso, un gesto d’amore tardivo ma necessario. Sfogliando queste pagine troverete la nostalgia, certo. Ma anche la forza del ricordo, il potere della parola scritta che, come un balsamo, può curare le ferite dell’anima. Perché il passato, lasciatemelo dire, non è mai davvero “passato”. Vive ancora nei luoghi che abbiamo abitato, nei corridoi della memoria, negli occhi dei nostri genitori, nelle voci degli amici che sono rimasti, nei dettagli che ci sorprendono quando meno ce lo aspettiamo.»

30 Maggio 2017