«Marco si sdraiò sulla schiena, guardando il cielo. “Jack, cosa facciamo stasera?” […] Esitai un attimo. Non era solo una domanda sul programma della serata. C’era altro. Marco, che mi conosceva fin troppo bene, colse subito il punto. “C’era Licia.” disse, quasi scocciato, come a dire: “Lo so già che è quello che vuoi sapere.” […] Mi sfuggì un mugugno imbarazzato. Solo il pensiero di vederla mi faceva accelerare il battito del cuore. Immaginai i suoi capelli, quella cascata meravigliosa che ondeggiava quando camminava ed il suo sorriso – quel sorriso che sembrava destinato solo a me – anche se era troppo bello per non essere condiviso con il mondo intero. Avrei voluto abbracciarla. Tenerla stretta a me. Sentire il profumo dei suoi capelli, perdermi nella morbidezza della sua pelle. Ma forse stavo solo sognando. Forse, pensavo, erano desideri troppo grandi per un ragazzo che non aveva ancora avuto il coraggio di confessare ciò che provava davvero. […] Forse, pensai, ci sono momenti nella vita in cui bisogna saltare. Chiudere gli occhi. E saltare. Ero davvero terrorizzato. Quella paura sottile, sorda, che non ti stringe solo lo stomaco, ma ti si annida sotto la pelle e ti accompagna ad ogni respiro. Guardavo il cielo sopra di me – puntellato di stelle lontanissime – e mi chiedevo se anche loro, da lassù, sapessero quanto fosse difficile crescere.»
